INSIEMI #42 | Marzo 2026


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risorse intelligenti per la scuola

NEWSLETTER #42 – Marzo 2026

 

È Marzo, la primavera bussa alla porta, per alcuni le iscrizioni si avviano verso la chiusura, per altri invece inizia la stagione degli open day.

Di solito in questo periodo vi raccontiamo di Didacta, la fiera dell’educazione che ogni anno ci porta a Firenze con stand, talk e incontri stimolanti. Siamo dispiaciuti ma quest’anno, per questioni organizzative, non ci saremo.

A chi invece è sul treno per Didacta: buona fiera! 🎪 Tornate con tante idee nuove da condividere.

Nel frattempo, noi ci siamo messi al lavoro per portarvi una selezione di contenuti che vale il viaggio

Di cosa parliamo questo mese:

    • ♻️ Content Ecosystem: dal singolo asset a un sistema di contenuti
    • ✍️ Digitale a scuola: la retromarcia della Danimarca
    • 🎥 Creator Economy: chi sono  e come funzionano i content creator
    • 🤖 L’AI ha dei valori? Anthropic vs. Pentagono e gli scenari futuri

♻️ Dal singolo contenuto all’ecosistema

📌 Segnalato da Matteo

Fino a ieri lavoravamo creando asset quando richiesto: una pagina sull’offerta formativa, un post sull’open day, una landing per generare contatti. Tutto disconnesso. Come sparpagliare contenuti nell’universo digitale sperando che qualcuno li trovi.

Funziona sempre meno.

Matteo ci segnala un cambio di paradigma che riguarda direttamente il lavoro con le scuole: il passaggio dal modello “asset per asset” ai Content Ecosystem.

Che cos’è un Content Ecosystem?

Invece di creare contenuti isolati, si costruisce un sistema in cui ogni asset rinforza gli altri, creando un’esperienza collettiva che diventa più forte man mano che si espande. Non è solo un cambio di terminologia: è un approccio completamente diverso al modo in cui si pianifica e si produce contenuto.

Perché adesso?

Google durante le ricerche non fa più un semplice matching tra parole chiave. L’AI interpreta l’intento di ricerca, analizza le relazioni tra i topic su tutto il dominio e premia i siti con ecosistemi di contenuto completi e interconnessi. Chi abbraccia questo approccio viene trovato prima dagli studenti e dai genitori. Non è una previsione: è già successo.

Un Content Ecosystem efficace si costruisce su cinque pilastri:

  • Content Streams – collezioni di contenuti organizzate per fase del percorso del potenziale studente: dalla scoperta (blog, guide, video) fino alla conversione (FAQ, brochure, contatto con la segreteria).
  • Asset Mix – nessun formato da solo basta: serve un mix di testi, video, immagini, ottimizzati per canali diversi.
  • Topic Pillars – le aree tematiche per cui si vuole essere riconosciuti. Per una scuola potrebbero essere il metodo didattico, l’inclusione, le lingue straniere, le attività extracurricolari. Con risorse limitate, i topic pillars aiutano a concentrare gli sforzi su ciò che conta.
  • Strategic Links – i contenuti devono parlarsi tra loro: crosslink tra articoli correlati e Call To Aaction calibrate sull’intento del lettore (chi legge un articolo sul metodo Montessori potrebbe voler prenotare un open day o scaricare una brochure).
  • Content Bursts – contenuti stagionali che capitalizzano i picchi di interesse, come il periodo iscrizioni o l’inizio dell’anno scolastico.

Le scuole hanno un vantaggio

Le scuole hanno già tutto ciò che il motore di ricerca di Google premia: docenti qualificati, metodi consolidati, anni di storia, risultati reali degli studenti. Hanno, in gergo tecnico, E-E-A-T: esperienza, expertise, autorevolezza, affidabilità.

Non devono inventarsi nulla. Devono organizzare e connettere quello che già hanno in forma di ecosistema.

E voi? Avete già una strategia di contenuto che connette le varie sezioni del vostro sito, o ogni pezzo vive per conto suo?

 

🔗 Leggi l’articolo 1

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✍️ Digitale a scuola: la Danimarca torna a carta e penna

📌 Segnalato da Andrea B

La Danimarca è stata tra i primi paesi europei a puntare tutto sulla scuola digitale, fin dal 2011. Tablet per tutti, smartphone in classe, identità digitali per ogni studente.

Ora sta facendo una clamorosa retromarcia.

Tornano libri, quaderni, penne e matite. I computer si useranno solo sotto il controllo diretto dei docenti e per compiti specifici. Il divieto di device personali vale per tutti gli studenti dai 7 ai 17 anni, i social saranno vietati ai minori di 15.

Una scelta nata dall’osservazione sul campo

La scelta danese non nasce da una paura irrazionale della tecnologia, ma da un decennio di dati. Sommando il tempo a scuola davanti a uno schermo, quello dei compiti e quello del tempo libero, per la maggior parte della giornata un adolescente ha come interlocutore uno schermo, non un essere umano.

I dati del Joint Research Centre della Commissione Europea confermano la tendenza: dal 2010 il tempo medio che i bambini tra 9 e 15 anni passano davanti agli schermi è più che raddoppiato, arrivando a circa 3 ore al giorno. Oltre l’80% dei giovani europei usa i social ogni giorno.

 

Il concetto che colpisce di più?

La “solitudine di gruppo“: tutti nella stessa aula, stessa lezione, ognuno però isolato nel proprio schermo. Non è davvero stare insieme.

 

Cosa significa per le scuole italiane?

Il messaggio dalla Danimarca non è “la tecnologia è il male”. È: smettere di ragionare per estremi. Usare gli strumenti digitali quando servono davvero, invece di farsi usare da loro.

Un equilibrio che molte scuole private italiane stanno cercando di trovare e che come osserva Andrea: “Potrebbe diventare un tema di comunicazione interessante per chi vuole distinguersi.”

 
 

🎥 Creator Economy: chi sono  e come funzionano i content creator

📌 Segnalato da Edoardo

(spoiler, non parleremo della questione Schettini)

 

Siamo abituati a pensare ai content creator come persone singole che producono video dalla solitudine della loro cameretta. Per i creator più grandi, questa è una rappresentazione del tutto distorta della realtà.

L’articolo di Fuori Brief che ci segnala Edoardo non parla solo di “influencer”: racconta come i creator siano diventati una vera e propria infrastruttura culturale, con team strutturati, sound designer, social media manager e modelli di business scalabili.

Cosa compra una scuola che collabora con un creator?

Non compra un video o una “live”, compra una “tripletta”: 

  1. Il testimonial – l’associazione ai valori del creator e alla sua percezione pubblica.
  2. La produzione – un contenuto con il ritmo, l’ironia e il linguaggio che i giovani apprezzano e ascoltano.
  3. La community – l’accesso a un pubblico ampio, già profilato e che si fida.

La sfida è trovare un creator con affinità di valori con la propria scuola. Proprio come un brand di prodotti per bambini sceglierà creator vicini alle famiglie, una scuola deve selezionare voci che rispecchino la propria credibilità educativa. E nel settore education è una faccenda non facile e molto delicata. Per la maggior parte delle scuole gestire un eventuale “scivolone” o contraccolpo negativo sarebbe molto complesso.

Ma ignorare il fenomeno è ancora possibile?

In Italia la Creator Economy vale 4 miliardi di euro e genera oltre 50.000 posti di lavoro. I creator oggi ricoprono ruoli un tempo riservati a giornalisti e leader d’opinione. La fascia d’età 10-30 anni si informa, si forma e decide attraverso di loro.

Come dice Edoardo: “Ignorare il fatto che oggi questa industry tira il carro della comunicazione dei e per i giovani, non so se è ancora fattibile per le scuole.”

🔗 Leggi l’articolo

 

🤖 L’AI ha dei valori? Quanto siamo vicini alla distopia?

📌 Segnalato da Filippo e Edoardo

 

Questa è una storia che nelle ultime settimane ha tenuto banco nella comunità tech mondiale e non solo.

Il contesto

Anthropic, l’azienda che sviluppa il modello AI Claude (lo stesso con cui stiamo lavorando in molti progetti), aveva firmato nel luglio 2025 un contratto da 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa americano. Un accordo importante, ma con una condizione: Claude non avrebbe dovuto essere usato per sorveglianza di massa dei cittadini americani né per armi completamente autonome.

Il Pentagono ha chiesto la rimozione di questi limiti etici, pretendendo un accesso senza restrizioni per “qualsiasi uso legale”. Anthropic ha risposto: no.

Come è andata

Il 27 febbraio 2026, il governo americano ha ordinato a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente l’uso di Claude, designando Anthropic come “rischio per la catena di approvvigionamento nazionale”: un’etichetta solitamente riservata agli avversari geopolitici, mai prima applicata a un’azienda americana.

Il CEO Dario Amodei ha risposto pubblicamente: “I sistemi AI di frontiera non sono semplicemente abbastanza affidabili per controllare armi completamente autonome. Non forniremo consapevolmente un prodotto che mette a rischio i soldati e i civili americani.”

Il paradosso (istruttivo)

Il governo che chiede alle aziende AI di costruire sistemi sicuri ed etici è lo stesso che, appena questi limiti toccano i propri interessi, li vuole rimossi. Una contraddizione che non è passata inosservata.

Nel frattempo, Anthropic ha visto le sue app scalare le classifiche degli store: Claude ha superato ChatGPT nei download negli Stati Uniti per la prima volta. Il pubblico, a modo suo, ha votato. E il rispettivo calo di Open AI, ci fa pensare che, nonostante tutto, l’etica non sia solo materia di dibattito teorico ma incida pesantemente sul fatturato di queste aziende.

Come fa notare Filippo: “per chi lavora con le scuole, questa vicenda apre riflessioni importanti: su come scegliere gli strumenti AI con cui lavorare, su chi li produce e con quali valori, e su come spiegare queste dinamiche ai ragazzi.” 

L’etica dell’AI non è un tema astratto, è già dentro le aule.

🔗 Leggi l’articolo

Edoardo consiglia di approfondire la visione di Dario Amodei attraverso il suo saggio sulla “powerful AI” – la prossima evoluzione dell’intelligenza artificiale.

Per descrivere sinteticamente questo concetto, l’autore utilizza anche l’espressione “country of geniuses in a datacenter” (una nazione di geni in un datacenter), riferendosi a un modello di IA capace di superare i vincitori di premi Nobel in quasi tutti i campi rilevanti e di operare autonomamente su compiti complessi per lunghi periodi.

Amodei spiega come questa powerful AI metterà alla prova la sopravvivenza della civiltà e ne esamina le conseguenze e spiega come andrebbero mitigati i rischi da chi sviluppa i modelli e dai decisori mondiali. 

👀 Esplora il saggio: The Adolescence of Technology

 

🎮 C’è gioco e gioco…

Il primo ciclo della rubrica “Good Game” si è concluso!

Cinque articoli che portano nel mondo dei videogame e delle loro potenzialità educative per informarsi davvero e scoprirlo con occhi nuovi, con consigli per scuola, famiglie e ragazzi.

Se non avete ancora avuto modo di leggerli, è il momento giusto: recuperateli con calma e fateli girare in sala insegnanti. Potrebbe aprire conversazioni interessanti.

Scopri la rubrica “Good Game”

 

Dal BLOG di Education Marketing Italia

Non hai tempo di leggere tutto? Puoi ascoltare le nostre news ovunque tu sia: apri l’articolo e clicca su play 🎧

Ecco gli articoli che abbiamo scritto questo mese:

👉 Perché le famiglie scelgono una scuola

Matteo: “Il brand scolastico non è un logo: è la fiducia che costruisci ogni giorno

👉  Allarme NEET: perché rappresentano una sfida per il futuro

Ilenia: “Capire chi sono e quali sono le cause che determinano questa situazione, è il primo passo per aiutare i giovani che sono “fermi”

👉  Perché il femminismo dovrebbe entrare a scuola

Ilenia: “Parlare di femminismo in classe vuol dire sensibilizzare ad una cultura che valorizza le differenze, abbatte gli stereotipi e realizza dei rapporti basati sul rispetto

 

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