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NEWSLETTER #43 – Aprile 2026
Lo sappiamo, benché il detto reciti “dolce dormire”, ad aprile il mondo della scuola e dell’università è in frenetico subbuglio. Campagne che si chiudono, campagne che si aprono, nuovi progetti che prendono forma. Il grande rush finale prima dell’estate è partito, per fortuna le giornate si stanno allungando 🌞
Di cosa parliamo questo mese:
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- 🏫 Se l’università non risponde: cosa dice lo studio UPCEA sui tempi di enrollment
- 🤖 Chatbot affettivi: strumento o sostituto?
- 🔍 SEO o GEO: come cambia la visibilità online tra AI Overview e AI Mode
- ⚖️ Aggiornamento danni da social: è arrivata la sentenza
🏫 Se l’università non risponde, chi si iscrive?
📌 Segnalato da Matteo
Matteo segnala uno studio che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di enrollment e marketing scolastico. L’associazione non profit UPCEA (University Professional and Continuing Education Association) ha condotto un’analisi “secret shopper” simulando 1.000 richieste di informazioni verso istituzioni aderenti, usando form digitali, email generiche ed email individuali, per misurare tempi, qualità e continuità delle risposte.
Il report è stato presentato a dicembre 2025 ed è un solido riferimento per porci delle domande.
I numeri impietosi
- Il 44% delle richieste non riceve nessuna risposta. Era il 40% nel 2023, il 42% nel 2021: il trend va nella direzione sbagliata.
- Il tempo medio di risposta è salito a 14 ore e 23 minuti (mediana: 3h 18m), rispetto alle 7h 22m del 2023.
- Tramite form RFI, il 37% delle richieste resta senza risposta; via email individuale si arriva al 62% di silenzio totale.
- Solo il 2% delle richieste entra in un flusso di comunicazione strutturato dopo il primo contatto. Il resto si perde nell’inbox.
I form digitali privi di un campo domanda aperta sono il 75% del totale. Eppure, quando quel campo c’è, i tempi di risposta migliorano (mediana 2h 27m vs 2h 59m) e i tassi di risposta aumentano leggermente. Un campo in più, se utile, fa la differenza.
Ci sono anche problemi tecnici reali segnalati nello studio: form non funzionanti, pagine con accesso negato, informazioni sulle date di inizio corso obsolete, campi obbligatori non necessari come l’indirizzo postale già al primo step.
E voi? Ha senso investire in advertising se poi metà delle richieste rimane senza risposta?
🔗 Scarica il report completo (PDF)
🤖 Chatbot affettivi: strumento o sostituto?
📌 Segnalato da Filippo
Filippo apre una riflessione su temi etici, segnalando un’analisi pubblicata su Internazionale riguardo il fenomeno dei chatbot affettivi, quei sistemi di intelligenza artificiale progettati per imitare i sentimenti umani e simulare una relazione con l’utente attraverso una struttura dialogica, adattiva e mimetica. Questi strumenti si distinguono per essere costantemente presenti e disponibili, agendo sugli stati emotivi degli utenti e occupando la loro sfera intima.
La reazione più comune è quella di leggerli come un sintomo di fragilità sociale, o peggio di alienazione. C’è anche un rischio manipolazione, generato dalla capacità dell’IA di mimetizzarsi con i sentimenti umani e potenzialmente influenzare gli utenti in modo subdolo.
Ma l’articolo invita a una lettura più sfumata: ci sono contesti in cui questi strumenti possono avere un impatto positivo reale, ad esempio nella riduzione della solitudine negli anziani, nel supporto alla comunicazione per persone con difficoltà relazionali, o nell’elaborazione del lutto (i cosiddetti griefbot).
La condizione che li rende utili, però, è che non vengano concepiti come sostituti delle relazioni umane. Infatti, il problema centrale non risiede tanto nella tecnologia in sé, quanto nel modello di business delle piattaforme private che puntano al profitto e alla dipendenza degli utenti, dipendenza che genera utili ma può provocare grossi danni alle persone.
Per chi lavora a scuola, questa discussione è tutt’altro che accademica. Gli studenti già usano strumenti del genere, spesso senza che nessuno ne parli in classe o con le famiglie.
Capire la differenza tra un supporto e una dipendenza affettiva è una competenza che vale la pena costruire insieme.
🔍 SEO o GEO: come cambiano le regole della visibilità online
📌 Segnalato da Edoardo
Il team di Donne in SERP (seguitele sui social, sono professioniste in gamba ) ha condotto un test pratico per analizzare le differenze tra AI Overview e AI Mode di Google, usando come caso studio il mercato dell’auto elettrica.
I risultati si trasferiscono bene anche al settore education, e Edoardo ci aiuta a riassumerne i concetti chiave e le implicazioni.
Facciamo un piccolo refresh per chi si è perso i nostri contenuti sul tema. Google ha introdotto due modalità diverse basate sull’intelligenza artificiale: AI Overview e AI Mode. In pratica, sempre più spesso chi cerca qualcosa online non clicca su nessun sito: legge direttamente la risposta che Google ha costruito attingendo da più fonti.
Due strumenti, due logiche opposte
Dal test dettagliato da Donne in SERP, emergono due comportamenti principali:
- L’AI Overview si comporta come un manuale d’istruzioni: distaccato, enciclopedico, standardizzato. Premia un insieme ristretto di fonti considerate autorevoli e affidabili: grandi testate, siti istituzionali, organizzazioni riconosciute.
- L’AI Mode si comporta più come un consulente proattivo: chiude spesso con domande per stimolare il dialogo, cita oltre 20 link per risposta e include anche fonti più piccole, blog, forum, PDF istituzionali. Chi ha investito in contenuti specifici e di qualità, anche senza essere un “grande nome”, può trovare spazio.
Il punto più importante
YouTube è considerato una fonte primaria da entrambe le modalità: le AI leggono le trascrizioni dei video e li usano per costruire le risposte. Avere una presenza video curata, con contenuti chiari e ben descritti, è diventato uno dei fattori più rilevanti per essere “trovati” anche senza passare dal classico risultato di ricerca.
Per il resto, rimangono fondamentali i dati strutturati, le tabelle HTML e i contenuti costruiti per rispondere a domande specifiche in modo chiaro e verificabile. Ditelo ai vostri tecnici 😉
E per le scuole? Non basta più avere un sito ben indicizzato. Conta la qualità reale dei contenuti, la chiarezza con cui si risponde a domande concrete, e sempre di più la presenza video.
🔗 Leggi l’analisi di Donne in SERP
⚖️ Aggiornamento: danni da social, com’è andata
📌 Segnalato da Andrea R. e Edoardo
Nella newsletter di febbraio avevamo raccontato le grandi cause contro i colossi dei social negli USA. Il 25 marzo 2026 sono arrivate le sentenze, e riteniamo giusto darne conto.
Le sentenze
Una giuria di Los Angeles ha emesso quello che in molti già chiamano un verdetto storico: Meta e Google sono state ritenute responsabili per aver progettato le loro piattaforme in modo da creare dipendenza nei minori. Il caso è stato portato da Kaley G.M., oggi ventenne, che ha testimoniato di aver cominciato a usare Instagram e YouTube a 6 anni, sviluppando nel tempo depressione, ansia e pensieri suicidi. La giuria ha deliberato per 40 ore nel corso di 9 giorni.
Il risarcimento confermato è di 3 milioni di dollari in danni morali e materiali (Meta si è accollata il 70%, Google il 30%). La giuria ha poi raccomandato ulteriori 3 milioni a titolo di danni punitivi, ma la decisione finale su questo importo spetta al giudice.
Il valore della sentenza non è economico, è giuridico: è la prima volta che una corte americana stabilisce che il design di una piattaforma social può costituire un danno alla persona. Lo scroll infinito, gli algoritmi di raccomandazione, la mancanza di avvertenze adeguate: tutto questo è stato giudicato negligenza.
Nello stesso giorno, una seconda giuria in New Mexico aveva condannato Meta separatamente a pagare 375 milioni di dollari per non aver protetto i minori dai predatori sessuali online e per aver ingannato i consumatori sulla sicurezza delle piattaforme.
Cosa cambia da ora
Questo processo era un “bellwether trial”, un caso pilota pensato per tracciare la strada a migliaia di procedimenti analoghi già pendenti in California e in altri stati. Le conseguenze potrebbero essere enormi: riprogettazione delle piattaforme, nuovi standard di sicurezza per i minori, responsabilità diretta dei colossi tech sui danni causati dai loro prodotti.
Meta ha annunciato ricorso (“non siamo d’accordo e stiamo valutando le nostre opzioni legali”). Google ha contestato la natura stessa del processo: “YouTube non è un social media, è una piattaforma di streaming”.
Per le scuole questo conta. Una sentenza come questa cambia il contesto in cui si parla di social media con ragazzi e famiglie: non è più solo una questione di buon senso educativo, ma di responsabilità legale riconosciuta. Vale la pena portarla in aula e usarla come spunto nelle conversazioni con i genitori.
🔗 Leggi la sentenza su ANSA 🔗 L’analisi su Euronews
E l’inchiesta di Torino? La prima udienza era prevista per il 12 febbraio 2026 davanti al Tribunale delle Imprese di Milano, ma è stata rinviata al 14 maggio 2026 per difficoltà nelle notifiche legali alle sedi inglesi di Meta e TikTok. Le associazioni promotrici (Moige, Anfn, Age, Forum delle Associazioni Familiari) hanno espresso “forte disagio e preoccupazione” per il ritardo.
🔗 Aggiornamenti sulla class action italiana
🎮 C’è gioco e gioco…
Il primo ciclo della rubrica “Good Game” si è concluso!
Cinque articoli che portano nel mondo dei videogame e delle loro potenzialità educative per informarsi davvero e scoprirlo con occhi nuovi, con consigli per scuola, famiglie e ragazzi.
Se non avete ancora avuto modo di leggerli, è il momento giusto: recuperateli con calma e fateli girare in sala insegnanti. Potrebbe aprire conversazioni interessanti.
Dal BLOG di Education Marketing Italia
Non hai tempo di leggere tutto? Puoi ascoltare le nostre news ovunque tu sia: apri l’articolo e clicca su play 🎧
Ecco gli articoli che abbiamo scritto questo mese:
👉 Il PCTO diventa FSL: vediamo come renderlo significativo
Valeria: “La formazione scuola-lavoro è un’attività preziosa che, se poco valorizzata, rischia di non apportare un vero vantaggio agli studenti“
👉 Come i genitori scelgono le scuole oggi
Valeria: “Scegliere la scuola: una panoramica completa di come cambiano abitudini e comportamenti delle famiglie“
👉 Montessori e neuroscienze: cosa dice oggi la scienza dei processi educativi montessoriani
Ilenia: “La pedagogia montessoriana è ancora oggi particolarmente attuale, e lo confermano le neuroscienze“
👉 Che cos’è la pedagogia critica e come applicarla in classe
Ilenia: “Pedagogia critica: un approccio educativo che prepara gli studenti a diventare cittadini responsabili in una società in continua evoluzione“
