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risorse intelligenti per la scuola
NEWSLETTER #49 – Ottobre 2026
È ottobre 🍂
Gli Open Day cominciano a riempire i calendari e, davanti agli schermi, famiglie e studenti iniziano a fare domande e ricercare informazioni:
“Quale scuola primaria è più adatta a mio figlio? Quale istituto superiore offre davvero il percorso che sto cercando? Quali scuole hanno un buon indirizzo STEM? Quale università propone un corso compatibile con chi già lavora?”
Qualche anno fa avremmo probabilmente immaginato una persona che digita qualche parola chiave su Google, scorre i risultati e apre qualche sito. Oggi quello è ancora uno dei percorsi possibili, ma non è più l’unico.
Oggi la ricerca non passa più solo da Google: c’è YouTube, ci sono i social, i forum, e sempre più spesso l’intelligenza artificiale.
La domanda per una scuola non è più solo “come farci trovare”, ma “cosa trova chi ci cerca”.
È da qui che partiamo questo mese, con tre contenuti che ci aiutano a capire come sta cambiando la ricerca online e, di conseguenza, come si può costruire presenza e autorevolezza.
Gli argomenti di ottobre:
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🔎 Prima di tutto: dove ci stanno cercando? Come funzionano i diversi sistemi di ricerca e cosa determina ciò che ci mostrano.
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🤖 Quando a cercare è l’AI. Cosa cambia quando non riceviamo più una lista di risultati, ma una risposta costruita a partire da molte fonti.
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🏫 E se l’AI raccontasse la tua scuola senza di te? Perché contenuti aggiornati, informazioni concrete e autorevolezza online diventano sempre più importanti.
🔎 Prima di tutto: dove ci stanno cercando?
📌 Segnalato da Edoardo
Per capirlo è utile dare un occhio alll’ultimo video di Giorgio Taverniti, un contenuto accessibile anche a chi non è particolarmente confidente con questi argomenti che aiuta a distinguere i diversi sistemi di ricerca chiarendo, per ciascuno, quali sono i principali fattori che determinano ciò che viene mostrato.
È un buon punto di partenza perché ci ricorda una cosa semplice, ma tutt’altro che scontata: “la ricerca online” non è un sistema unico.
Una famiglia che cerca una scuola primaria può utilizzare Google per capire quali istituti ci sono nella propria zona. Uno studente delle superiori può cercare su YouTube informazioni su un determinato percorso di studi. Un genitore può leggere recensioni, confrontarsi in una community o cercare l’esperienza di altre famiglie.
E il modo in cui un contenuto viene trovato e scelto cambia a seconda del sistema.
Prima ancora di chiederci come posizionarci, vale la pena capire dove le persone stanno effettivamente cercando le informazioni che servono loro.
Ci avevate mai pensato?
🤖 Quando a cercare è l’AI
📌 Segnalato da Matteo
Ma c’è un altro cambiamento che rende tutto ancora più interessante.
Uno studio di Cyrus Shepard ha individuato i fattori correlati alle citazioni nei principali AI engine, come ChatGPT, Gemini e Perplexity.
Una famiglia potrebbe cercare su Google “Scuole superiori con indirizzo STEM nella mia zona”. Oppure potrebbe chiedere a un chatbot: “Mio figlio è interessato alla tecnologia, ma non ama un ambiente troppo competitivo: quali scuole superiori dovrei valutare e perché?”
Nel secondo caso non sta semplicemente chiedendo di trovare delle pagine.
Sta chiedendo a un sistema di raccogliere informazioni, selezionarle e costruire una risposta. E da dove arrivano quelle informazioni?
Da molte fonti diverse. Dal sito della scuola, naturalmente, ma anche da LinkedIn, Reddit, YouTube e altri luoghi in cui quella scuola viene raccontata o citata.
Secondo i dati riportati nello studio, essere citati negli AI Overview di Google è associato a un incremento del 120% dei clic organici per impression.
Molti dei fattori che rendono una pagina più facilmente citabile sono, in realtà, quelli di sempre (il contenuto deve essere accessibile e leggibile dai sistemi, rispondere all’intento di ricerca e offrire informazioni pertinenti e specifiche). Ma c’è dell’altro: è fondamentale posizionare le informazioni rilevanti nel punto giusto della pagina. Inoltre, i sistemi AI tendono a citare più facilmente fonti che già conoscono e considerano autorevoli.
Per una scuola significa che costruire la propria autorevolezza online (ovvero lavorare sul brand, come ci piace dire) non è un lavoro che si può improvvisare ma richiede contanza, attenzione e preparazione.
🏫 E se l’AI raccontasse la tua scuola senza di te?
📌 Segnalato da Andrea B
E proprio qui il discorso diventa molto concreto. Andrea ci porta nel mondo dell’higher education con un articolo (What AI Search Means for Higher Ed in 2026) che parte da un dato interessante:
il 56% degli studenti si fida maggiormente delle istituzioni citate dagli strumenti di AI come ChatGPT o Google AI.
Come dicevamo, le persone non cercano soltanto parole chiave, ma formulano domande molto specifiche e personali. E l’AI costruisce la risposta mettendo insieme informazioni provenienti da fonti diverse.
Questo significa che, per una scuola o un’università, non basta essere presenti online: bisogna fare in modo che le informazioni che circolano siano corrette, aggiornate e abbastanza concrete da essere utilizzate.
L’articolo porta un esempio piuttosto eloquente: un programma universitario di infermieristica non aggiornava la propria pagina da 12 mesi. L’AI ha finito per citare, tra le altre fonti, un video YouTube con meno di 1.000 visualizzazioni e un post Reddit di sette anni prima che raccontava problemi di ammissione ormai risolti.
Il problema, quindi, non è soltanto perdere una posizione nei risultati di ricerca.
È rischiare che, quando qualcuno chiede informazioni sulla nostra scuola, la risposta venga costruita a partire da informazioni vecchie, parziali o poco rappresentative di ciò che siamo oggi.
Dal BLOG di Education Marketing Italia
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Gli articoli che questo mese abbiamo scritto per voi:
👉 Cosa possiamo imparare da alcuni siti web scolastici
Valeria: “Dalla homepage alle fotografie, passando per la navigazione e il racconto dell’offerta formativa: vediamo alcuni siti web che possono offrire spunti concreti.“.
👉 Cognitive load theory: come progettare la didattica per evitare un sovraccarico informativo
Ilenia: “Come evitare di aggravare il carico cognitivo degli studenti e rendere le lezioni più fruibili per garantire un apprendimento migliore“.
👉 Abilità trasversali: dal 2015 al 2025 cosa è cambiato
Giulia: “Le competenze umane non sono mai state così importanti e molte scuole lo sanno da anni ma faticano a comunicarlo”.
👉 Sbagliando si impara: l’errore diventa una strategia didattica
Ilenia: “La didattica dell’errore strategico ci mostra che l’errore può essere trasformato da elemento da punire a motore della conoscenza“.
