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risorse intelligenti per la scuola
NEWSLETTER #40 – Gennaio 2026
Ciao e buon anno!🎊
Come procede il rientro? Tutto sotto controllo o l’entropia sta già prendendo il sopravvento?
Gennaio è quel momento dell’anno in cui si prova a rimettere ordine: nelle idee, nelle priorità e anche nei processi.
Per questo abbiamo scelto di proporvi riflessioni di scenario e temi molto operativi, alcune domande e qualche spunto concreto per partire meglio.
Di cosa parliamo questo mese:
- 😖 Stress da inizio anno? Scopriamo un modo più utile per gestire i momenti difficili
- 🧠 Pensare sta diventando un lusso? Cosa rischiamo di perdere nell’era digitale
- 🎯 Lead nurturing: da contatto a iscrizione. Una guida pratica per il nuovo anno
- 🔍 State of SEO 2026: come l’AI sta riscrivendo le regole del gioco
😖 Stress da inizio anno?
📌 Segnalato da Giulia
Tu vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Raccontarci storie ottimistiche di fronte alle difficoltà più grandi può sembrare forzato, o addirittura inutile. Il consiglio, così diffuso, di “guardare il bicchiere mezzo pieno” rischia di trasmettere l’idea che dovremmo essere sempre in grado di trasformare ogni esperienza negativa in qualcosa di positivo.
Quindi? Il bicchiere come lo dobbiamo guardare?
Uno studio recente dello psicologo Christian Waugh (Wake Forest University), analizza come affrontare lo stress nei momenti difficili con un’idea molto semplice, forse sottovalutata: imparare a scomporre ciò che ci stressa.
Il concetto fondamentale della ricerca è che gli eventi stressanti raramente sono esperienze totalmente negative. Al contrario, sono “pacchetti” complessi che contengono al loro interno elementi sia positivi che negativi.
Non dobbiamo convincerci che una perdita sia un guadagno o che un fallimento sia un successo. L’approccio proposto da Waugh è più onesto e sostenibile: riconoscere le parti difficili per quello che sono e, allo stesso tempo, dirigere consapevolmente l’attenzione sugli elementi positivi che coesistono nella stessa situazione.
Un esercizio pratico
Sebbene questa strategia risulti più immediata per chi possiede già un carattere ottimista, l’autore propone un esercizio che consiste nel compilare una lista delle diverse componenti di una situazione stressante per individuarne almeno una favorevole.
Un esempio potente, utilizzato nello studio, è la pandemia di COVID-19: accanto alla paura della malattia, molti partecipanti hanno identificato aspetti positivi, come avere più tempo libero o costruire legami interpersonali più profondi. Circa il 60% delle persone coinvolte è riuscito a identificare elementi positivi dopo aver scomposto l’esperienza.
Come dice Giulia: “Si può applicare a noi stessi, o insegnare ai ragazzi. Non per ignorare il disagio, ma per vedere che esiste anche altro. A scuola può diventare un esercizio concreto di consapevolezza emotiva e pensiero critico.”
🧠 Pensare sta diventando un lusso?
📌 Segnalato da Edoardo
Prima di tutto diciamolo chiaramente: Google non è morto, ed è ancora il primo sito più visitato al mondo.
Ma in che direzione sta andando?
L’articolo che ci consiglia Matteo fornisce una panoramica chiara e concreta, a partire dalla spiegazione della differenza tra AI Mode e AI Overview (spoiler: la prima è conversazionale).
I punti chiave in breve
AI Overview e AI Mode: due approcci diversi
L’AI Overview fornisce risposte sintetiche e immediate alle query, posizionandosi sopra i risultati organici tradizionali. AI Mode introduce invece una modalità conversazionale persistente, dove l’utente può approfondire e dialogare con l’AI.
La centralità della risposta
Non più del link. Questo impone di ripensare la strategia di content e di brand awareness. Apparire tra le fonti citate dall’AI può rafforzare la reputazione, anche se i clic diminuiscono.
SEO: non basta più essere primi
Occorre produrre contenuti chiari, autorevoli, ben referenziati, pensati per rispondere a domande specifiche e (anche) per essere scelti dall’AI.
Centralità dell’autorevolezza
L’AI seleziona le fonti in base a criteri di esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità (il famoso E-E-A-T di Google).
🎯 Lead nurturing: da contatto a iscrizione
📌 Segnalato da Andrea B
Andrea ci porta su uno dei temi che, in questo momento, fanno davvero la differenza per la sostenibilità delle scuole: il lead nurturing.
In Italia molte istituzioni sono ancora indietro rispetto agli standard internazionali. Spesso la strategia si ferma alla raccolta dei contatti per gli open day o richieste info, senza costruire un sistema strutturato che accompagni famiglie e studenti dalla prima richiesta fino all’iscrizione.
Nel mercato dell’istruzione, la capacità di convertire le richieste di informazioni in iscrizioni effettive è un fattore determinante. Il successo non dipende più solo da quanti lead si generano, ma da come vengono seguiti i prospect nel loro percorso decisionale.
La guida di Higher Education Marketing evidenzia come le aspettative di Gen Z e Gen Alpha stiano imponendo un cambio di paradigma: immediatezza, personalizzazione e comunicazione multicanale non sono più optional, ma prerequisiti.
Come sottolinea Andrea: “Il dato che dovrebbe far riflettere è questo: la maggior parte degli studenti si iscrive alla prima istituzione che risponde. Non alla migliore, non a quella con l’offerta più ricca, ma alla prima che dà una risposta concreta e tempestiva.”
I pilastri del lead nurturing efficace
1. La velocità è il nuovo standard
Le nuove generazioni sono cresciute in un ecosistema digitale istantaneo. Per loro, ricevere una risposta rapida non è un valore aggiunto, ma il minimo indispensabile.
Se lo staff non può rispondere entro la prima ora, entrano in gioco chatbot e strumenti di AI che garantiscono risposte h24.
2. Segmentazione e personalizzazione strategica
Inviare lo stesso messaggio a tutti non funziona più. I prospect vanno trattati come individui, costruendo percorsi differenziati in base a interessi, età, corso di studio e grado di coinvolgimento.
3. Efficienza operativa con lead scoring e CRM
Le risorse dei team di ammissione sono limitate. Il lead scoring aiuta a capire su chi investire più tempo, ma funziona solo se il CRM è aggiornato e curato. Un controllo periodico della qualità dei dati non è un dettaglio, è una necessità.
4. Automazione, senza perdere il fattore umano
L’automazione permette di scalare la comunicazione mantenendo la personalizzazione. Con dati puliti e ben organizzati, diventa il motore di messaggi rilevanti, attivati dai comportamenti reali dei prospect.
5. Presenza multicanale
L’email resta centrale, ma da sola non basta più. Integrare canali di messaggistica come WhatsApp, Messenger o DM significa aumentare i punti di contatto, ridurre i tempi di risposta e costruire una relazione più vicina e credibile.
Il lead nurturing non è una sequenza di email automatiche, ma un motore strategico che trasforma il recruiting da attività di marketing a vero servizio di valore, capace di generare fiducia e rispetto.
🔍 State of SEO 2026: l’AI cambia le regole
📌 Segnalato da Matteo
È uscito il rapporto State of SEO 2026 da Search Engine Journal e fotografa un settore in transizione profonda, intrappolato tra i fondamentali che ancora funzionano e la rivoluzione dell’AI.
Cosa ci dicono i dati
- Il 66,3% dei professionisti identifica la creazione di contenuti originali come l’attività più efficace.
- Allo stesso tempo, il 77,9% teme che le risposte generate dall’AI ridurranno i clic sui siti web.
Cosa che, tra l’altro, è già avvenuta: i CTR da ricerca organica si sono dimezzati nel giro di 18 mesi
- Il 42,3% trova gli assistenti AI di scrittura fondamentali per il successo SEO. L’AI non è più sperimentale, è operativa.
- Il 58,5% si concentrerà su contenuti scritti da umani supportati da strumenti AI.
- Il 49,6% pianifica investimenti in E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness). Quasi metà del settore ha capito che questa è la risposta strategica alla disruption AI.
- C’è un gap tra misurazione e investimento: il 60,4% prioritizza lead qualificati/conversioni per la misurazione, ma solo il 33,7% pianifica investimenti in SEO conversion-focused.
Una riflessione per le scuole
Come sottolinea Matteo: “Le scuole spesso misurano iscrizioni e interesse di genitori/studenti ma non investono strategicamente in contenuti orientati alla conversione. Le scuole sono ricche di Expertise e Authority, possono partire più avvantaggiate rispetto ad altri business. Lo sappiamo perché abbiamo visto i risultati di alcuni dei lavori SEO fatti da EMI nella seconda metà del 2025.”
Per riassumere, il valore della SEO si sta evolvendo oltre la generazione di traffico, verso brand building e posizionamento strategico che mantengono valore anche in un ambiente zero-click.
🎮 C’è gioco e gioco…
Non hai ancora sbirciato “Good Game”? Dai un’occhiata all nuova rubrica dedicata al mondo dei videogame e alle loro potenzialità educative.
Se ne parla spesso come “problema”, ma i videogame possono essere strumenti potenti di apprendimento, creatività e collaborazione.
Un contenuto al mese vi porta in questo universo, per informarsi davvero e scoprirlo con occhi nuovi, con consigli per tra scuola, famiglie e ragazzi.
Leggi la quarta puntata:
Microtransazioni, loot box e ludopatia: il Lato Oscuro dei videogiochi
Dal BLOG di Education Marketing Italia
Non hai tempo di leggere tutto? Puoi ascoltare le nostre news ovunque tu sia: apri l’articolo e clicca su play 🎧
Ecco gli articoli che abbiamo scritto questo mese:
👉 Facilitazione a scuola: cos’è e perché migliora riunioni e decisioni
Edoardo: “Scopriamo cos’è la facilitazione e come può aiutare le scuole a prendere decisioni condivise, creare innovazione e rendere le riunioni davvero efficaci.”
👉 Insegnare in classi multiculturali: sfide e opportunità
Ilenia: “Le classi rappresentano un campione della nostra società multietnica. Iniziamo tra i banchi di scuola ad insegnare il dialogo e l’accettazione dell’altro.”
👉 Il Tone of Voice nella comunicazione scolastica
Valeria: “Il tone of voice nella comunicazione scolastica: come adattare linguaggio e stile a social, sito web ed eventi per comunicare in modo coerente e autentico.“
👉 Lo storytelling come strumento didattico
Ilenia: “Perché insegnare attraverso la creazione di storie semplifica gli argomenti, stimola la creatività e la partecipazione degli alunni.”
